Collaborazione, sperimentazione e ricerca: il laboratorio Food Farm 4.0

La gestione collaborativa fra istituzioni scolastiche e imprese di un nuovo laboratorio attrezzato con tecnologie di ultima generazione per la trasformazione agroalimentare risponde a diverse esigenze che si pongono alla base delle politiche per l’apprendimento di un territorio.

Il D.​M.​ 657 del 4 settembre 2015 del MIUR ha previsto un bando per il finanziamento di Laboratori territoriali per l’occupabilità rivolto agli Istituti scolastici del I° e II° ciclo d’Istruzione con l’obiettivo di creare spazi dall’alto profilo innovativo a disposizione di più scuole del territorio, dove sviluppare una didattica avanzata in sinergia con le imprese.
Per raggiungere questo obiettivo il Ministero dell’Istruzione ha emesso un bando nazionale a cui il Polo scolastico dell’agroindustria insieme ad altre 5 scuole della Provincia di Parma ha partecipato proponendo la realizzazione di un laboratorio territoriale per la trasformazione di prodotti agroalimentari. Il nostro progetto che abbiamo chiamato FOOD FARM 4.​0 è risultato vincitore del Bando ed è l’unico in Emilia Romagna nel settore Agroalimentare.

Si tratta di un LTO (Laboratorio per l’Occupabilità) che vuole essere vero e proprio luogo di incontro fra le necessità formative delle aziende del settore e la Scuola.
I lavori che sono stati attivati oltre che con il finanziamento del Ministero della Pubblica Istruzione, della Fondazione Cariparma e dell’Istituto capofila I.​S.​I.​S.​S Galilei Bocchialini, anche con il sostegno dell’associazione “Parma, io ci sto!”, di Barilla, di Chiesi Farmaceutici, di Stern Energy, di Corte Parma Alimentare, di Opem, di F.​lli Galloni, di Agugiaro&Figna e di Tropical Food Machinery.

Le istituzioni scolastiche possono accedervi per favorire l’esplorazione da parte degli allievi del proprio stile di apprendimento, alternando consapevolmente nei loro programmi didattici l’esperienza concreta, l’osservazione riflessiva della pratica degli esperti, la concettualizzazione astratta e la sperimentazione attiva, così che essi possano maturare più consapevolmente un’identità professionale ed apprendere alcune delle competenze chiave per l’esercizio della cittadinanza (imparare ad imparare, spirito d’iniziativa ed imprenditorialità, competenze sociali e civiche, competenze digitali, consapevolezza ed espressione culturali coerenti con le distintività del territorio).

Le imprese possono accedervi per contribuire fattivamente non solo a costruire le competenze che esse richiedono per l’ingresso qualificato al lavoro (che non possono più essere annoverate come una mera esternalità positiva), ma anche per favorire lo sviluppo precoce nei giovani di quei saperi (conoscenze, competenze ed abilità) che si pongono alla base dell’identità cognitiva del territorio e che fondano la sostenibilità sociale delle sue vocazioni più distintive.
Infine le persone (giovani e adulte) possono accedervi per alternare nel corso della loro vita le fasi di apprendimento e lavoro, sperimentando, in ambiente protetto, un ciclo virtuoso che maggiormente le responsabilizzi all’assunzione del rischio di innovazione, oltre la tradizionale dicotomia fra lavoro dipendente e imprenditoriale e creando, in questo modo, le premesse più favorevoli per un’economia generativa, basata sullo scambio e la condivisione e capace di sviluppare l’innovazione anche di rilevanza sociale.